Un cuore intelligente

Ecco, ti concedo un cuore saggio e intelligente… (I Re 3, 11-12)

Archive for the ‘L'abbecedario mio’ Category

L’abbecedario mio, V


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(pettinare Lartigue)

GERONTOCRATURA: Tra qualche tempo la celebrazione del cinquantesimo compleanno coinciderà con l’eliminazione di coloro che si apprestano a celebrare il proprio genetliaco. L’accorta Gerontocratura, totalitarismo che  dominerà saviamente il mondo intero, sa che, per evitare ogni stucchevole cessione di potere e di consegne, basterà sopprimere tutti coloro che vorrebbero superare una certa età. Poiché nessuno, per legge, potrà farlo, i Vecchioni regneranno felici fino al giorno della loro morte, senza che stantie ragioni di anagrafe osino mettere in discussione il loro potere.

L’abbecedario mio IV


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COMUNQUESIA: Sostituisce, ma può anche accompagnarsi, al ‘cioè’, al colpo di tosse, al tormentarsi nervoso dei capelli, della maglia, del bracciale. Solitamente lo sguardo di chi pronuncia l’orrida espressione, per un soprassalto di giusta vergogna, indugia verso terra o verso la superficie opaca del banco. Viene particolarmente usato, in momenti di palese difficoltà affabulatoria, durante le interrogazioni da parte di studenti che vorrebbero stare- baudelairianamente parlando- anywhere out of the world. La formula iperconsolatoria induce ad una visione dell’esistenza tutt’altro che traumatica, senza che nulla pesi né posi, che apre squarci di affabile speranza, di quieto vivere. Una versione aggiornata del ‘tiramo a campà’, del ‘ questo e quello per me pari sono’, del ‘ma volemose bbene, in fondo che ce manca, no?’.

L’abbecedario mio III


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QUOTIDIANTITÀ(refuso a pag. 45 di ‘Dr. Abramovic”, a cura di Francesca Baiardi, Feltrinelli, 2012)= In pieno Medioevo, quando questo sostantivo venne inventato, con esso si alludeva alla reiterata monotonia delle giornate dantesche, caratterizzate da meditabonde passeggiate entro la triplice cerchia di mura, da sproloqui piuttosto offensivi verso gli inurbati provenienti dal contado, da prove di memoria e sfide verbali che trovavano sempre qualche grullo disposto a perdere la faccia contro il grande poeta, dal deliquio in cui il futuro priore cadeva, dopo diuturni appostamenti, davanti all’apparizione di quella che pareva ‘benignamente d’umiltà vestuta’. Oggi, invece, questo neologismo è stato, in qualche maniera, aggiornato, almeno per quello che riguarda la sua connotazione semantica: con esso si allude ad un altro modo di vivere la propria quotidiantità agli antipodi, non solo temporali, da quella alighieresca. Ci si riferisce cioè ai giorni perfetti dell’illustre critico d’arte Arthur C. Danto: la sua attrazione, da attento epigono-esegeta warholiano, per party, vernissage, performance, drink pre-dinner, drink-dinner, drink after- dinner.

PALATABILE: ( ascoltato a ‘Prima pagina’ del 18 settembre- Radio tre- conduzione Marco Imarisio): lemma di tale bellezza e musicalità, che pensavo fosse creazione estemporanea dell’Imarisio soprascritto, sopraffatto dalla mole della stampa quotidiana che va riassunta nella rassegna radiofonica. Invece il Battaglia (GDDLI) non solo spiega che esso esiste (significa ‘accettabile’), ma riporta anche un’unica, preziosa occorrenza in puro speak arbasiniano: “ La risata esorcizza la carica sexy dello slip di tigre, e la rende palatabile per le famiglie”

L’abbecedario mio (II)


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(NINA)SIMONÍA= Monomania che colpisce gli adoratori di questa musicista e cantante. Tale patologia assume, in epoca contemporanea, manifestazioni ancora più aberranti perché il ninasimonìaco non si accontenta solo di ascoltare compulsivamente le canzoni della cantante suddetta, ma impiega il proprio tempo setacciando sulla Rete video che aumentano, a livelli parossistici, il devoto fanatismo del soggetto malato.
RIPELLINO= Di chi, essendo felicemente in possesso dell’integrale poetico di A.M.Ripellino, reitera quotidianamente un gesto- aprire a caso una raccolta e leggere una poesia, un verso, un distico- utilizzandoli come vaticini, profezia, mantra per la giornata che viene.
TRANSPARENZA= L’etimo riconduce alla famosa storia di quel transexual che ebbe la ventura di assistere, invitato da un suo affezionato cliente che figurava tra i relatori, ad un dibattito sulla trasparenza nella amministrazione pubblica e privata. Alla fine del convegno, il transexual, colpito dalla abilità dialettica di alcuni oratori, si persuase che era l’ora di farla finita con le finzioni, l’ambiguità, la confusione dei ruoli(attivo-passivo) e dei generi (maschio-femmina). Cominciò così l’epoca della sua transparenza e quindanche della sua miseria. Da ciò si desume che si può morire di fame quando si fa troppa chiarezza.
HUOMOUR ( refuso in ‘Balistica’ di Billy Collins, pag. 18)=Uomo che ritiene di essere tanto simpatico e tanto sagace. Il resto dell’umanità invece è invece incapace di apprezzare queste sue incomparabili qualità, la sequela, cioè, dei suoi argutissimi- per lui, ovviamente- motti di spirito,  ammiccamenti, illazioni, sottintesi, decodificabili però solo da un altro huomourista come lui.

L’abbecedario mio


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Le parole non bastano più. Ci sono eventi, situazioni, sentimenti che scalpitano dalla quotidianità e necessitano di lemmi nuovi per essere catalogati: altri termini invece a cui vengono attribuiti significati che cozzano con il significante; altri ancora che si fanno apprezzare per la dolcezza del suono, senza che essa venga gravata dalla pesantezza del senso.

Cominciamo:
CAVALLIEGGIARE( ma anche Gualtiereggiare o Szymborskare): scrivere tentando di emulare, senza riuscirvi, il ductus lirico di queste poetesse ( ma a Alfonso Berardinelli, tagliando ogni stucchevole discorso di genere, piace più che ad esse venga dato tout court l’appellativo di ‘poeti’). Sindrome che colpisce soprattutto giovani autrici che vorrebbero raggiungere la fama, la gloria e anche la pecunia- perché no?- delle succitate. Esiste però a loro discapito un precedente illustre: Valéry che in una sua lettera a Pierre Louys scrive: “ Sono esteta e simbolista, ma quando mi va,e voglio, se mi andrà di farlo, verlainizzare,dimenticare la rima, il ritmo,la grammatica, vagire a modo mio e lasciar gridare i miei sensi”.
MANGANELLARE: picchiare con ira ac studio, fino a provocarne il decesso, sui guardiani del realismo, del naturalismo, del documentaristico e della verità. Battere su loro con simboli, araldismi, fantasmi, lèmuri, incunaboli ed inediti, senza tregua.
ZANZOTTIRE: vedi Paesaggire
PAESAGGIRE: vedi Zanzottire
EPIFANARE: Opporre alla violenza programmatica del mondo la gentilezza inconsulta, la lirica arrendevolezza, la dolce inconsapevolezza, la felicità senza nuvole dell’incantevole Epifanio, inventato da Antonio Albanese millanta anni fa.

RUMORSI: quando chi si occupa, professionalmente o per attitudine esistenziale, di rumors e dintorni è sopraffatto da inattesi sensi di colpa, provocati dalle conseguenze spiacevoli delle sue risibili rivelazioni.
MERITOCRAZIA: Concentrarsi bene su chi la pronuncia questa parola: di solito è una persona che ha assunto quel ruolo di potere che gli permette di poter pronunciare questo orrido lemma, grazie al merito altrui ( spinte, raccomandazioni, sacra unzione di ruote ed altri ingranaggi atti a,…)