Un cuore intelligente

Ecco, ti concedo un cuore saggio e intelligente… (I Re 3, 11-12)

Monthly Archives : aprile, 2010

I cani di C.B.


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Albertazzi dice, in un’intervista pubblicata ieri sul Corriere, di essersi sempre rifiutato di leggere i Promessi Sposi; aggiunge anche, bontà sua, che Manzoni non sapeva scrivere in italiano. Carmelo Bene,invece, era molto attento ai nomi dei suoi cani.

Il gabbiano Jonathan Dell’Utri


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La cosa più bella della partita Cagliari Palermo, domenica scorsa? Per lunghi secondi, lo schermo televisivo ci ha rimandato l’immagine di un gabbiano, gonfio d’atarassica imperturbabilità e posizionato bellamente sul vertice alto dell’area di rigore dei locali, che osservava, apparentemente indifferente ( ma in cuor suo senz’altro critico), le sconcezze balistiche dei difensori cagliaritani. Poi, dopo l’ennesimo rinvio alla ‘viva il parroco’ del terzino rossoblu, il pennuto ha deciso che la misura ormai era colma, che non ne poteva più di quell’oltraggio reiterato in luogo pubblico al gioco del calcio: un ultimo sguardo indispettito verso i giocatori e se ne è volato via. (continua…)

Forza Eyjafjallajökul!


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Mai come in questi giorni: da quando è cominciata l’eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajökul con effetti che stanno sconvolgendo l’abitudinario way of life di una consistente parte dell’umanità, si è evocata da più parti una verità che troppo spesso preferiamo rimuovere, ovverosia l’annichilente potenza della natura, la sua capacità di mutare imprevedibilmente il nostro destino, anche nell’epoca in cui tutto pare asservito al Dio infallibile ed onnipotente della tecnica e della scienza. (continua…)

Una mattina mi son svegliato.


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Ha dodici anni. D’inverno sta sempre zitto, vegeta oscuramente, tanto negletto e miserando che si merita solo sguardi distratti e quasi irati: “che cazzo, guarda come sei ridotto, non ti ricordi come scialavi tre mesi fa, cazzo ci fai adesso con ’sti rami spogli ed amputati tanto brutalmente da lasciar vedere poche, sparute gemme che non danno un soldo di fiducia e di speranza”. Poi, una mattina mi sono svegliato e ho visto che le piccole gemme erano diventate boccioli consistenti e turgidi quasi pronti ad esplodere. L’esplosione è poi avvenuta e questo trionfo violaceo è il risultato. Potenza ed atto. Perché ricorda sempre: nel glicine, sono i fiori che preparano la via alle foglie.

Bertoldo al potere


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Ciò che è avvenuto l’altro giorno all’assemblea della Confindustria di Parma- un sindacalista, Raffaele Bonanni, che riceve dalla platea applausi lunghi e scroscianti, quasi una standing-ovation-, che si vanta, in un discorso mellifluo e retorico, di essere sostanzialmente dalla loro stessa parte, che rivendica il fatto di appoggiare le battaglie del padronato, prima fra tutte quella sulla flessibilità del lavoro, è l’ennesima dimostrazione che ormai l’antico sogno bertoldesco del ‘mondo alla rovescia’ si è compiutamente avverato. (continua…)

Last but not least


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Dopo il giornalista che letteralmente s’inventa le interviste ( con Roth e Grisham, con la Müller e Gore Vidal: se mentire si deve, meglio mentire in grande), dopo la scrittrice che non tollera alcun rilievo critico, soprattutto da chi, in altri tempi, l’aveva trattata con i guanti bianchi, riman figura sol en signoria e voce alquanta- la mia- che parla dolore. Sembra ormai una tendenza irresistibile, una specie di malström che spazza via tutto ed al quale ci si affida volentieri, riconoscenti ed entusiasti perchè la tempesta spazza via abitudini ritenute a torto antiquate e retrò. Sembra che concetti e parole come etica, decoro, logica, responsabilità,… non abbiano ormai alcun senso nel mondo delle patrie lettere; si opta piuttosto invece per una vertiginosa irresistibile attrazione verso il basso, ribaltando valori e regole che fino a poco tempo fa sembravano inscalfibili. Una sorta di gara a chi la spara più grossa, di riscrittura del Galateo alla rovescia. Così eccoci al caso dell’autrice che s’inventa elogi mai ricevuti da critici che non ci sono più e che, ovviamente, non possono replicare alle sue parole in libertà. A lei poco importa che Fortini sia morto: a suo dire, quel critico avrebbe senz’altro magnificato la sua più recente fatica libraria. Mi riferisco a Rosa Matteucci, autocandidata all’ultimo Strega con ‘Tutta mio padre’ che, in una intervista al Messaggero del 10/4/2010, afferma, con incredibile improntitudine : “Io i critici nemmeno li leggo. Qualcuno di stimolante c’è, ma in generale mi annoiano troppo. Mi piaceva Franco Fortini, se fosse ancora vivo e avesse letto il mio libro, sono sicuro che gli piacerebbe molto”. Poor Fortini: lui che c’ha insegnato ad odiare ‘chi,con dolcezza,guida al niente’ : 

“Scrivi mi dico, odia
chi con dolcezza guida al niente
gli uomini e le donne che con te si accompagnano
e credono di non sapere. Fra quelli dei nemici
scrivi anche il tuo nome. Il temporale
è sparito con enfasi. La natura
per imitare le battaglie è troppo debole. La poesia
non muta nulla. Nulla è sicuro, ma scrivi.”

(“Traducendo Brecht”)

La critica al tempo di Stats Monkey


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Nel numero 838 de ‘Internazionale’ il direttore Giovanni De Mauro si occupa della scoperta di un nuovo apparecchio-software, Stats Monkey, progettato dalla Northwestern University dell’Illinois. La sua specializzazione è il baseball ed il bieco ordigno funziona in questo modo. Basta dirgli quale partita deve seguire e il programma incrocia tutte le informazioni statistiche disponibili sull’incontro con un archivio in cui sono raccolte liste di parole ed espressioni tipiche del giornalismo sportivo. Nel giro di poco tempo, ecco qua pronta e confezionata una cronaca della partita. (continua…)

Ela Hlochovà in Ripellino (1923-2010)


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È stata, oltre che scrittrice e madre, l’amatissima moglie di Angelo Maria Ripellino (1923-1978). Due liriche di suo marito per ricordarla degnamente. Le sia lieve la terra.

 “Dove ci incontreremo dopo la morte?

Dove andremo a passeggio?

E il nostro consueto giretto serale?

E i rammarichi per i capricci dei figli?

Dove trovarti, quando avrò desiderio di te, dei tuoi occhi smeraldi,

quando avrò bisogno delle tue parole?

Dio esige l’impossibile,

Dio ci obbliga a morire.

E che sarà di tutto questo garbuglio di affetto,

di questo furore? Sin d’ora promettimi

di cercarmi nello sterminato paesaggio di sterro e di cenere,

sui legni carichi di mercanzie sepolcrali,

in quel teatro spilorcio, in quel vòrtice

e magma di larve ahimé tutte uguali,

fra quei lugubri volti. Saprai riconoscermi?

(da Notizie del diluvio)

“Lascio la cresta alla notte scarmigliata

e i bargigli alla neve,

il becco a un istrione snasato,

la coda al folclore,

la voce a Lago Lacustre,

gli speroni a Rambaldo,

le piume a Cucùlia,

coccopinto d’amore,

la pelle grinzosa ai tamburi degli sciamàni,

perché ci sia molta musica

ai miei funerali”

( da Sinfonietta)